L’Obreria o Comitato di Santa Maria Chiara
In seguito alla definitiva traslazione da Monte Claro alla chiesa di San Pietro Apostolo in Pirri, avvenuta poco dopo il 1584, il simulacro di Santa Maria Chiara, in un primo momento fu portato nella cappella della Madonna del Rosario e, solo più tardi, nella seconda cappella a sinistra, tra le effigi di Sant’Enfisio e di San Nicolò, proveniente quest'ultimo dall’omonima chiesa romanica a lui intitolata, ormai scomparsa.
Per ricordare questo avvenimento (che ancora oggi viene rievocato con dei festeggiamenti particolarmente solenni, non solo religiosi ma anche civili, che hanno inizi il Lunedì dell’Angelo) fu creata un’obreria retta da un obrer e una zeracchia presieduta da unu zeraccu, ambedue con il chiaro compito di predisporre in ogni dettaglio le celebrazioni. Queste si svolgono immutate nel tempo e si concludono con la tradizionale processione dell’”Ottava di Pasqua”, nella quale i settecentesco simulacro del Cristo Risorto di Antonio Lonis viene portato in processione con quello di Santa Maria Chiara, ripercorrendo un itinerario rigorosamente rispettato nel tempo e che ricalca esattamente quello dell’“Incontro” di Pasqua che ha luogo nella principale piazza di Pirri.
Intorno al 1906, la zeracchia, generalmente composta da quaranta giovani celebi, appartenenti alle famiglie notabili pirresi più prestigiose e da alcune casate dell’aristocrazia cagliaritana fra cui gli Amat di Sanfilippo, i Ballero, i Sanjust e i Manca di Villahermosa e Nissa (che allora risiedevano per alcuni mesi dell’anno proprio a Pirri) perde ogni sua prerogativa sino ad essere esautorata del tutto. Non solo, l’obreria, allora costituita da soli uomini sposati, venne sostituita anche se per breve tempo, con un Comitato composto dall’intera Municipalità, presieduta dal sindaco, che si occupò solamente dei festeggiamenti del Lunedì di Pasqua e, quindi, delle celebrazioni relative alla traslazione.
All’indomani della Grande Guerra, al Consiglio subentrò un Comitato capeggiato da un obriere il quale, sostanzialmente, aveva le stesse funzioni che ricopriva originariamente e che, sotto certi aspetti, continua ad avere ancora oggi. Riprendevano, così, le antiche consuetudini rigorosamente rispettate in ogni loro dettaglio, le quali ancora oggi, trovano uno dei momenti più alti e significativi nelle imponenti processioni del Lunedì dell’Angelo e del Martedì di Pasqua, entrambe costituite, sino a tempi relativamente recenti, da magnifici gioghi di buoi bardati a festa, nel ricordo che fu proprio un giogo di buoi (di cui uno di Pirri e l’altro di Cagliari, come tramandano le cronache) a trasportare il simulacro di Santa Maria Chiara nell’abitato di Pirri, dopo una lunga diatriba per il suo possesso tra il capoluogo e lo stesso abitato di Pirri.
Successivamente, in tempi più recenti, è stato operato il recupero della cappella di Santa Maria Chiara all'interno del parco, a ricordo dell'antica presenza del culto nella zona. Così, ogni anno, l’antico simulacro, ricalcando i fasti della tradizione, il Lunedì dell’Angelo, giorno in cui viene ricordata la sua traslazione dal colle di Monte Claro a Pirri, ritorna, seppur per poco tempo, dopo quasi cinque secoli, nel luogo, che nel Medioevo, ha visto nascere il suo culto e la sua devozione che nel tempo non sono mai venuti meno.
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