In questa nuova serie di opere, Tiziana Contu ci conduce in un territorio dove la letteratura si fa corpo e il
corpo si fa trama.
La mostra si articola attraverso un dialogo speculare tra ventotto opere, un percorso in cui quattordici
poetesse - Cristina Campo, Patrizia Cavalli, Marina Cvetaeva, Emily Dickinson, Armanda Guiducci, Vivian
Lamarque, Alda Merini, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Saffo, Anne Sexton, Maria Luisa Spaziani, Wislawa
Szymborska, Patrizia Valduga - vengono lette e riscritte attraverso l’ago e la carta.
Il lavoro di Tiziana Contu si sviluppa in due momenti complementari che definiscono l’identità di queste
donne straordinarie: nelle prime quattordici opere, la poesia viene ricamata direttamente sulla carta. Il filo attraversa la superficie bianca, lasciando una traccia fisica del pensiero. È l’atto della memoria che si fissa, un omaggio alla voce di queste donne straordinarie, irregolari, insubordinate, indomite.
Nelle altre opere, avviene una trasformazione radicale.
I versi ricamati vengono ridotti in strisce, scomposti e poi faticosamente ricomposti attraverso un intreccio a trama e ordito. Da questa struttura tessile emerge, quasi per miracolo o necessità, il volto delle poetesse.
In questo processo, Tiziana Contu suggerisce che l’identità di queste autrici non è separabile dalla loro
produzione. Il volto di Antonia Pozzi o di Marina Cvetaeva non è disgiunto dalla loro poesia, ma è fatto di
essa, è verbo che è stato carne. La trama dei loro versi diventa la pelle, l’ordito dei loro silenzi diventa lo
sguardo.
L’artista trasforma l’atto poetico in un oggetto tattile, mostrando come la colpa; di essere voce libera e
discordante diventi, infine, un’architettura di bellezza e verità.
Testo critico di Caterina Ghisu
La tua recensione sarà visibile dopo approvazione dalla redazione.
Per inserire una recensione devi essere un utente autenticato.
Esegui accesso con Social Login