L’incontro con l’opera di Vargiu non ammette distrazioni; richiede una postura intellettuale precisa, un ascolto che precede la visione. Al Cornetto Acustico di Cagliari, la materia si fa voce e il recupero diventa atto filosofico. Nelle opere esposte in questa occasione, molte delle quali inedite e mai presentate nel capoluogo, Vargiu mette in scena un dramma silenzioso dove il legno, con la sua memoria ancestrale e le sue venature logore, si scontra e si fonde con la contemporaneità brutale della plastica fusa.
Vargiu lavora come un compositore che dispone sulla tela frammenti di scarto, elevandoli a note di una composizione complessa. C'è una tensione costante tra la rigidità delle strutture lignee e la fluidità amorfa dei materiali di riuso; una danza tra l'organico e l'artificiale che ci costringe a interrogarci su cosa resti dell'essenza umana nell'era dell'accumulo. Queste opere, di grande e piccolo formato, sono frammenti di un discorso interrotto, visioni che sembrano emergere da un tempo sospeso, dove il "brutto" del rifiuto viene trasfigurato da un rigore estetico quasi ascetico.
La filosofia dell’archetipo sfatto risiede proprio in questa tensione: riconoscere la bellezza nell'incompletezza e la sacralità nel logorio. È un invito a guardare oltre la superficie dell'usurato per rintracciare una geometria dell'anima, una costante universale che attraversa i secoli e che Vargiu, con la sensibilità di un filosofo che modella il vuoto, riesce a rendere tangibile, presente e necessaria.
Chiara Manca
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