Torna a Cagliari il Fuorimargine festival - AD32 - progetto del Centro di danza e arti performative della Sardegna.
Un calendario fitto di appuntamenti, dove prime nazionali e produzioni inedite incontrano la ricerca di coreografia internazionale e sguardi emergenti, restituendo la pluralità di linguaggi e le rifrazioni della scena contemporanea.
La trentaduesima edizione vuole tracciare sentieri - artistici, creativi, culturali - indispensabili per generare nuovi saperi e agire in modalità plurale, richiamando quella capacità politica di riunire i corpi, nelle loro molteplici differenze, e produrre trasformazione fisica e concreta della realtà, portando a Cagliari artisti emergenti e affermati, italiani e internazionali.
Il primo spettacolo ad aprire la rassegna è Fatigue, una performance corale, vocale e fisica, sull’atto di andare avanti, che evoca una scalata e una processione, in cui respiro e canto sono all’origine della coreografia. Un corpo fatto di più corpi affronta la fatica di un movimento fisico e spirituale, in cui possono emergere visioni e tracce di persone e luoghi perduti o lasciati. L’ascesa è di solito impiegata come metafora per il compimento di un obiettivo o persino per la conquista di nuovi territori, ma se non ci fosse alcuna cima da raggiungere e l’impresa avvenisse su una superficie infinitamente piana?
Fatigue mette corpi e voci sotto sforzo, in uno spazio che è al tempo stesso di lotta e di sostegno reciproco, mentre creano un rifugio effimero, prima che il percorso continui, oltre lo sguardo.
Un bivacco temporaneo per narrazioni notturne. Intessendo una ricerca sull’atto del camminare e sul nomadismo con il tema dell’abitare leggero negli spazi pubblici, questa opera site-specific di DOM- invita il pubblico a un esercizio collettivo di riposo e sospensione. Quando cala la notte, gli orologi si fermano, la percezione si dilata, e il paesaggio emette messaggi indecifrabili, languidi come il calore che sale dal suolo mentre l’umidità scende dal cielo e dai tronchi degli alberi.
La performance, concepita come una lunga suite musicale e uno spazio di ascolto profondo, è divisa in tre parti: un prologo in uno spazio chiuso, una breve camminata, un picnic all’aperto.
Progetto a cura di_DOM-
Liberamente ispirato al film Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir e all’omonimo romanzo di Joan Lindsay
Scrittura, set design e regia_Leonardo Delogu, Valerio Sirna
Conversazioni con_Daniela Angelucci, Manuela Fraire
Composizione e cura del suono_Lemmo
Disegno luci_Valeria Foti, in tournée_Eva Luna Thomann
Abiti e costumizzazioni scene_Dario Biancullo, Lorenzo Evelio Xiques
Cura del cibo_Angelica Stimpfl
Supporto tecnico e interventi nel paesaggio_Maël Veisse
Sottotitoli_Luca Brinchi
Produzione_Sardegna Teatro, 4realtrue2
Ringraziamenti_Felice Cimatti, Eliana Casciato, Marina Curcio
Durata_180′
Spettacolo in collaborazione con Sardegna Teatro e Basstation, all’interno del cartellone BLOC del programma Cagliari Dal Vivo – Periferie 2026
L’essere in relazione si espone come campo di forze in cui il bestiale trasfigura l’ordine e la meraviglia, come creazione inaspettata, ridona quiete, toccando la dimensione pubblica dello sguardo: giudizio, consenso, aspettativa, rifiuto.
REPLICA prende avvio da un incontro. Un duo, un percorso condiviso, quello di Abbondanza / Bertoni, un archivio che affiora come eco, memoria, osservato da un altro duo, Panzetti / Ticconi, portatore di altre memorie.
Regia, coreografia_Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi
Con_Michele Abbondanza, Antonella Bertoni
Musiche originali_Hrvoje Niksic
Disegno luci, ingegneria di scena_Michele Piazzi
Video_Valerio Figuccio
Direzione tecnica_Claudio Modugno
Costumi_Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi
Sartoria_Manuela Gober
Produzione_Compagnia Abbondanza/Bertoni
Coproduzione_Ert – Emilia Romagna Teatro Fondazione
Con il sostegno di_MiC – Ministero della Cultura, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
In collaborazione con_Associazione Van Ets
Ringraziamenti_Trippen
Durata_55′
SINGSPIELE è un’opera di teatro-danza creata dalla coreografa francese Maguy Marin (Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia del 2016) e interpretata da Dada Bene Mambouch. Il titolo fa riferimento alla forma operistica del XVIII secolo che alternava canto e recitazione, ma in questo caso l’accento è posto sui movimenti del corpo intesi come indicatori sociali e sul volto, come fonte di mistero e riflesso di identità plurali.
Con una messa in scena essenziale, dominata dai giochi di luci e ombre, l’interprete si muove con una lentezza ieratica che evoca il teatro Nō. Mambouch incarna una sfilata di figure eterogenee: passanti anonimi, icone pop, leader politici e personaggi storici.
Questo mosaico di volti e posture compone un’antropologia visiva della nostra epoca, esplorando l’anonimato, la singolarità dei volti, le proiezioni che essi suscitano o evocano e la memoria collettiva.Lo spettacolo si dispiega come un flusso di presenze sospese tra il drammatico e il grottesco, il banale e lo straordinario.
Maguy Marin firma un’opera politica e poetica, una microsociologia dell’essere umano, che mette a nudo i gesti della quotidianità e le nostre fragilità.
Concept_Maguy Marin
Performer_Dada Bene Mambouch
Set design_Benjamin Lebreton
Stage manager_Rodolphe Martin
Lighting design_Alex Bénéteaud
Sound design_Dada Bene Mambouch
Assistente al guardaroba_Nelly Geyres
Produttore esecutivo_extrapole
Produzione_Théâtre Garonne
Coproduzione_Daejeon Arts Center, Latitudes prod, Marseille Objectif danse, Compagnie Maguy Marin, Ad Hoc, extrapole Ringraziamenti_Mix’ art Myrys e L’Usine, Tournefeuille
Durata_60′
schau (mostra, esposizione, spettacolo) è la prima derivazione del progetto umlaut e pone una dieresi sull’inchino, atto del piegarsi a qualcuno, gesto che sancisce l’inizio e la fine di un momento, l’accogliere e il commiato, il ringraziamento e il perdono, la richiesta di grazia e la resa alla condanna.
This theatre is a morgue.
Questo teatro è un obitorio.
stellen (fare) è il secondo articolo di umlaut.
Il corpo, il linguaggio e la scrittura di schau si sfrangiano, continuando a moltiplicarsi. Il palco diventa oggetto della scena spostando il piano di rappresentazione.
stellen è la ferita di schau.
Coreografia_Vincent Giampino
Performance_Greta Francolini, Vincent Giampino
Dimensione sonora_Domenico Palmeri
Outfit design_Rebecca Ihle
Outside eye / conversazioni_Paola Granato
Produzione_TIR Danza
Con il sostegno di_Lavanderia a Vapore – Centro di residenza per la danza
Residenza artistica_spazio K.Kinkaleri – Centro di Residenza Regionale
Con il supporto di_Xing
Durata_50′
UN/DRESS ME NOW nasce dal desiderio di rifocalizzare e approfondire la ricerca iniziata nel 2012 con il solo UN/DRESS, rielaborato ed esteso nel 2018 con il progetto UN/DRESS Moving Painting.
UN/DRESS ME NOW recupera l’indagine originale sul significato politico dei tessuti e di chi li veste, attualizzando la ricerca al panorama sociopolitico contemporaneo, che vede il corpo femminile nuovamente al centro di un dibattito strumentale, svestito di diritti ritenuti inalienabili e abusato da messaggi e da giochi di potere. Per decostruire il rumore e la violenza, l’unica medicina è ricongiungere i corpi, riallineandoli nell’energia erotica e generatrice. Vestirsi e spogliarsi degli stessi abiti per riappropriarsi un’identità umana – ibrida e naturale – in cui ritrovarsi liberi di incarnare la propria forza vitale oltre gli stereotipi e al di fuori di tossiche narrazioni commerciali.
In questa nuova versione del lavoro Aurelio Di Virgilio è il danzatore, mentre l’autrice esce dalla scena e diventa coreografa. Reinterpretando le movenze di corpi funzionali al messaggio strumentale, l’interprete cerca di riprendere possesso anche di quella narrazione, svuotandola dalla provocazione, umanizzandola e rimpicciolendola. Il corpo maschile nudo di fronte al potere dell’immagine ritrova meraviglia e bellezza, ricostruisce la cornice e la tela, di cui torna ad essere protagonista consapevole.
Coreografia e interpretazione originale_Masako Matsushita
Assistente alla coreografia_Elena Sgarbossa
Riproposta con la collaborazione di_Aurelio Di Virgilio
Collaborazione drammaturgica e occhio esterno_Gaia Clotilde Chernetich
Sound artist_Andrea Buccio
Disegno luci_Maria Virzì
Project manager_Stefania Mangano
Produzione_Fattoria Vittadini nell’ambito del progetto residenze coreografiche
Lavanderia a Vapore, progetto vincitore del Bando AiR 2024
In collaborazione con_AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche
Marchigiane – Grazie al supporto di Hangartfest
Durata_30′
In Nulla dies sine linea il whipcracking (schiocco di frusta acrobatica) diventa un gesto sonoro e simbolico attraverso cui interrogare il femminile. La frusta, strumento storicamente carico di immagini di potere, controllo e violenza, viene riattraversata da un corpo femminile che ne sposta il significato: il gesto non domina, ma ascolta; non impone ma misura. Una scrittura per corpo, frusta e voce in cui il movimento nasce da una ricerca sul suono come materia coreografica. Ogni schiocco incide lo spazio, genera ritmo, apre pause e silenzi. Il corpo risponde a queste tracce sonore con una danza fatta di precisione e fragilità, alternando tensione e abbandono. Il suono non accompagna l’azione: la guida, la interrompe, la mette in crisi. Il femminile emerge come pratica incarnata, complessa e non conciliata. Attraverso la ripetizione, la fatica e il rischio, il solo costruisce un paesaggio intimo in cui il corpo diventa sorgente e cassa di risonanza. La scena si trasforma così in un luogo di ascolto radicale, dove gesto e suono si riscrivono reciprocamente, aprendo uno spazio di possibilità e trasformazione.
Progetto, coreografia, danza: Roberta Racis
Insegnate di Whipcracking : Mordjane Mira
Suono: Emanuele Pontecorvo
Disegno luci: Mattia Bagnoli
Accompagnamento al processo drammaturgico: Gaia Clotilde Chernetich, Martina Badiluzzi
Mentoring: Alessandro Sciarroni
Fruste: Silverwhips\ Sylvia Rosat
Foto: Fabio Artese
Produzione: Fuorimargine- Centro di Produzione di Danza e Arti Performative della Sardegna
Con il supporto di: Snaporazverein, Ira Institute, Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), IntercettAzioni-Centro di Residenza Artistica della Lombardia/Teatro delle Moire, PimOff Milano, Cross Festival Verbania, Artisti Associati/ Centro Residenza arti performative FGV
Durata: 40′
Scented Panther prende avvio dai temi della sparizione e dell’estinzione, per un’indagine sulla persistenza di corpi che lasciano tracce lungo il loro percorso. Si ispira alla figura della pantera profumata, antica allegoria medievale, emblema di un’animalità sfuggente, capace di evocare forza e seduzione, di attrarre senza mai concedersi del tutto.
Una creatura simbolo di poesia incarnata che esprime potere, dolcezza e ferocia allo stesso tempo. Elementi che si traducono in un solo performativo, concentrato su una trasformazione lenta e ipnotica del corpo che progressivamente incorpora elementi evocativi di una ferinità originaria. Nella performance, il corpo si modifica lentamente, attraverso un gesto unico, ripetuto e ritmato, come un richiamo o un invito. E dove ogni elemento si manifesta e scompare, con la figura della pantera come una guida perturbante per creare paesaggi immaginifici, con i sentori di una fiaba nera.
Progetto di_Aurelio Di Virgilio
Performer_Elena Sgarbossa
Compositrice_Agnese Menguzzato
Disegno luci_Andrea Sanson
Con il sostegno di_Boarding pass Plus dance 2024, Tasdance, Launceston
(Lavanderia a Vapore – Torino), Intercettazioni 2025, Circuito CLAPS, MAB – Maison
des Artistes, One gee in fog, Residenza HOME 2025 / Dance Gallery, Primavera dei
Teatri, NaoCrea25, Inteatro Residenze 2026
Produzione esecutiva_gruppo nanou
Supporto alla pre-produzione_Movimento Danza
Durata_35′
Warning_luci stroboscopiche
Sentimental2 è la versione site-specific condivisa con Silvia Calderoni e Annamaria Ajmone, di un più ampio progetto di Cristina Kristal Rizzo, dal nome Sentimental.
Si tratta di un dispositivo coreografico innestato in contesti mutevoli, un happening che invita a rallentare, osservare e percepire i corpi immersi in un’onda espressiva che attraversa lo spazio e chi lo abita, come un luccichio tremolante o una quiete dolcissima. In scena si presentano tre singolarità, ciascuna con caratteristiche molto particolari, le cui differenze amplificano la possibilità del campo percettivo. Lo spettatore è coinvolto attivamente nell’osservazione fino a cogliere il momento in cui il gesto si rende vibrante.
La performance è pensata per riconoscere, lungo il suo percorso, luoghi in cui creare un’azione performativa che permetta di sostare in una condizione sospesa, fuori dai ritmi operativi e funzionali del quotidiano. Si tratta di una serie di situazioni collegate tra loro, distribuite in un calendario da immaginare ogni volta, ripensando l’evento al di fuori di qualsiasi ritualità: l’arte come una pratica progettata.
Concept: Cristina Kristal Rizzo
Performance: Annamaria Ajmone, Silvia Calderoni, Cristina Kristal Rizzo
Produzione: Fuorimargine – Centro di danza e arti performative
Durata: 40′
Concepito come azione per spazi non teatrali, nell’ambito della ricerca di Habillé d’eau sulle condizioni percettive in grado di manifestare la presenza in figura e in danza, Chamber Music è un un esercizio concreto che nel questionamento del fenomeno, nel modo dell’essere, interroga i processi di attuazione, il passaggio dal dato alla rappresentazione del dato, l’affiorare dell’immagine, l’instabilità di un oltre.
Ideazione e regia_Silvia Rampelli
Danza_Alessandra Cristiani, Eleonora Chiocchini, Valerio Sirna
Luce_Habillé d’eau
Produzione_Tir Danza
Sostegno alla Produzione_Armunia/Festival Inequilibrio
Azienda Speciale_Palaexpo – Mattatoio | Progetto Prender-si cura
Con il supporto di_Vera Stasi/Progetti per la Scena
Azione per_Buffalo, Macro – Museo per l’Immaginazione Preventiva, Roma
Durata_30′
Il torso e le braccia di Dalila Belaza squarciano l’oscurità di una notte trasfigurata, mentre la chitarra di Serge Teyssot-Gay ringhia, esulta e svuota l’aria. La sua intensità bruciante accompagna, sospinge e celebra le fratture di un corpo che si inclina dall’intimità verso l’infinito, verso uno stato fuori dal corpo e forse persino fuori dal mondo.
Nella vivida esperienza della loro profonda fiducia reciproca, Dalila Belaza e Serge Teyssot-Gay si avventurano su percorsi finora inesplorati. Si tratta infatti di oltrepassare una soglia, di aprire alcune crepe nella realtà e di accogliere un’altra esperienza della vita.
«La musica mi ha sempre aiutata ad attraversare i muri, a cominciare da quelli che porto dentro di me», afferma Dalila Belaza, che condivide con noi le sue luci e ombre e la possibilità della trascendenza.
Ideazione, direzione artistica e coreografia: Dalila Belaza
Musica originale: Serge Teyssot-Gay
Progetto luci: Dalila Belaza
Collaborazione alla creazione dei costumi: Christine-Sharmini Tilleke
Realizzazione dei costumi: Atelier Osman Bindech
Interpretazione: Dalila Belaza, Serge Teyssot-Gay
Regia del suono: Martial de Roffignac
Regia luci: Alexandre Barthélémy
Produzione: hiya compagnie – Jour association
Con il sostegno di: DRAC Île-de-France; Région Île-de-France
Residenze artistiche: Maison de la danse, Lyon – Pôle européen de création; CN D, artisti in residenza, Pantin; the Ménagerie de Verre, StudioLab program
Sponsor: con il sostegno di Dance Reflections di Van Cleef & Arpels
Foto: Pierre Gondard
PRIMA NAZIONALE
Cani randagi, icone pop deragliate, risvegli bucolici dopo un rave party affiorano e svaniscono in una coreografia di stati che procede come un gioco infantile e privato, fatto di regole segrete, deviazioni improvvise e continue trasformazioni in un paesaggio dove il quotidiano si incrina e si apre all’imprevisto.
La danza si dispiega tra geometrie essenziali, suoni onomatopeici, rumori, canzoni canticchiate, frammenti di gesti e brevi apparizioni. Ogni elemento si compone e si scompone senza cercare una narrazione lineare, ma seguendo una logica intuitiva, emotiva, capace di evocare fantasmi, presenze, turbamenti e improvvise epifanie. Il corpo diventa archivio di immagini, luogo di resistenza e di gioco, attraversato da impulsi contrastanti che oscillano tra ironia e malinconia, leggerezza e inquietudine.
L’incontro con il pubblico si costruisce così come uno spazio condiviso di possibilità, in cui ciò che accade sfugge costantemente alla definizione e disattende le aspettative.
Di e con_Daniele Albanese
Musica_Simon Balestrazzi
Assistenza progetto luci_Matteo Vecchi
Sguardo esterno_Carol Rollo
Produzione_Associazione l’Altra
Durata_25′
Prima Nazionale
Atto zero nasce dal desiderio di interrogare il ruolo e le modalità di trasmissione della danza classica nella formazione del danzatore contemporaneo. Il lavoro ricerca uno spazio in cui il repertorio possa essere riscritto, attraversato e restituito da qualsiasi corpo. Alcune note variazioni del balletto diventano partiture verbali fatte di immagini e metafore o di descrizioni minuziose di movimenti anatomici, una scrittura che sostituisce il codice tecnico e apre nuove possibilità di movimento. È proprio in questo scarto linguistico che prende forma la ricerca. Il gesto, emancipandosi dalla forma canonica, diventa materia viva e continuamente negoziabile.
Concept e struttura coreografica_Letizia Dessì
Interprete_Laura Mello Rella
Materiale coreografico_Letizia Dessì, Laura Mello Rella, Sara Bravin
Consulenza musicale_Simon Balestrazzi
Produzione_Fuorimargine – Centro di Danza e Arti Performative
Durata_20′
Prima Nazionale
Cogliere, capire e accettare la quiete del non sapere, del non riuscire, del non poter comprendere tutto. Cogliere le dimensioni in cui ci mettiamo. Affilare un sentire. Cosa voglio? Dove mi porto? Dove mi metto? Come muovo il cursore? Cosa cerco? Cosa sento? Come mi sento? Come sento che dentro di me non ci sono solo io ma che sono abitata da una serie di schemi, intuizioni, delusioni, morti, fantasmi che hanno abitato già i miei antenati. Perché il mio corpo è anche il tuo corpo? Perché mi avvicino a te? Perché mi piace starti vicina? Perché, perché, perché… Farsi domande è più semplice di trovare risposte? Anche questa è una domanda. Non c’è assolutezza, ci sono sempre tanti, tantissimi ingredienti di una sola cosa, di una sola questione. Quanto mi sposta questa cosa? Cerco di starle vicina, di essere più aderente possibile a me stessa. Volgere, rivolgere, senza guardare solo dentro. Occhi gentili per cogliere e rivolgersi, donare luce, accettare la bellezza della moltitudine come spazio di esistenza. Non voglio stare in superficie, non è il mio luogo, sono una sirena.
Il lavoro nasce a partire dall’esperienza maturata all’interno del percorso Il coraggio di essere – valori e moventi di un corpo nel teatro di oggi a cura di Raffaella Giordano, promosso dall’Associazione Sosta Palmizi con il sostegno di MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”
Di e con_Chiara Mameli
Attraversamenti_Enzo Riccio e Silvia Bandini
Produzione_Fuorimargine Centro di danza e arti performative
Durata_20′
PRIMA NAZIONALE
In You Are Not an Island un corpo aderisce alla possibilità di scivolare in alcune crepe e guardarvici dentro. Su un pavimento allagato di fiammiferi si radunano insieme tracce dell’invisibile e possibilità di riscrittura: movimenti non risolti che insistono verso paesaggi incerti. Il lavoro evoca una serie di potenziali inesauditi che infestano il presente, mettendo in crisi il visibile come regime dominante. Il fantasmatico, il segreto e l’opaco orchestrano sospensioni ambigue: dove sono le crepe quando non ci sono i muri? Come trapassa un altrove? Incrinando la consistenza delle soglie infatti si richiama un destino più che una metafora: da qui brucia il desiderio di scorgere altre forme di luce.
Una danza attorno ad un fuoco immaginario, una partitura per fiammiferi oltremodo ambigua, un desiderio che cambia le proprie sembianze.
Ideazione e coreografia_Fabio Pronestì
Drammaturgia sonora_Matteo Fabbri
Conversazioni, sguardi_Alessandra Indolfi
Visual_Denise Aimar
Con il sostegno di_RAMDAM, un centre d’art – Lyon, Lavanderia a Vapore –
Centro di Residenza per la Danza, DiDstudio NAO – Fabbrica del Vapore
Progetto realizzato nell’ambito di_Nuovo Grand Tour, promosso dalla Direzione
Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dall’Istituto Italiano
di Cultura di Parigi
Produzione esecutiva_L’Altra Associazione
Durata_40′
Nella scena del mondo, una danza appare come estremo tentativo di salvare la memoria. Alba è la fotografia di un ricordo, la testimonianza di un viaggio. L’Albania rappresenta la sagoma di un luogo, sparito tra immagini confuse viola e a righe. Nel salotto di casa prendono forma figure nascoste in un tempo lontano: una nave sa di cemento, il bosco è muto, tre spari, il cielo. Nell’attesa, una famiglia resta immobile tra gli odori di una volta e il mare calmo. Nell’istante sfuggevole prende forma il gusto antico di una casa di un altro tempo, che qui sembra tempo presente e che confonde per l’impossibilità, qui possibile, di tornare indietro di venti, trenta, quarant’anni. Attraverso immagini d’archivio e gesti di un corpo che ricorda, Alba costruisce una danza prima della luce, al chiarore di un cominciamento e rincorre l’evidenza spalancata di un grido di ritorno, fino al tempo in cui ogni lingua parlata sembri la stessa.
Di e con: Giulia Cannas
Drammaturgia: Enrico Frisoni
Sguardi e conversazioni: Donatella Martina Cabras e Ornella D’Agostino
Sound Artist: Lorenzo Minozzi
Costumi: Alice Ortona Coles
Light Deisnger: Gianni Staropoli
Produzione: Fuorimargine – Centro di Produzione di Danza e Arti Performative della Sardegna
Con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea” 2024 per la creatività Under35 a supporto della creatività e la promozione culturale nazionale ed internazionale dei giovani
Durata: 40′
Dall’antichità si tramandano una serie di codici sonori utilizzati come richiamo degli uccelli, tra tradizione popolare e pratica venatoria. Principalmente diffuse in area mediterranea, queste tecniche – tra cui il cosiddetto “chioccolo” – si basano sia sull’utilizzo di richiami acustici a fiato, sia sulla modulazione di eccentrici versi che riproducono e imitano i canti degli uccelli migratori più comuni. BIRDSONG di Salvo Lombardo si ispira a questi canti che costituiscono l’elemento drammaturgico primario di questa nuova creazione della compagnia Chiasma e l’elemento utile a ri-mediare forme espressive di una lingua, i cui segni, celano una forma di comunicazione misteriosa e ignota, che sconfina dal meccanismo biologico animale, sospesa tra umano e non umano.
La performance, in filigrana, indaga il comportamento del corpo in una zona di confine tra danza e voce, tra presenza e assenza, con il desiderio recondito di capovolgere la funzione predatoria del richiamo – normalmente espressione maschile – e di prolungarne il senso, spingendolo verso forme di evocazione di un “altrove” e di convocazione di un “invisibile”.
Di_Salvo Lombardo
Con_Marta Ciappina, Daria Greco
Canti di primavera di_Camillo Prosdocimo
Styling_Ettore Lombardi
Luci e spazio_Maria Elena Fusacchia
Disegno del suono_Fabrizio Alviti
Vocal coach_Lucia Cammalleri
Tecnica_Isadora Giuntini
Conversazioni_Paola Granato, Carlo Lei, Paolo Ruffini, Mirko Stagnaro
Management_Giulia Vanni
Amministrazione_Cesare Benedetti
Social_Elisa Faletti
Produzione_Chiasma
Coproduzione_Oriente Occidente
Con il sostegno di_Lavanderia a Vapore, Teatro della Tosse, Marche Teatro, Teatro
Stabile dell’Umbria, La MaMa Umbria, ATCL_Circuito multidisciplinare del Lazio;
Con il contributo di_ MiC – Ministero della Cultura e Regione Lazio
Durata_40′
PRIMA NAZIONALE
Jalousie des tempêtes!! è una riattivazione un po’ infedele. In collaborazione con i cantanti e performer Jeanne Pâris, Emma Saba infesta il repertorio lirico classico con i fantasmi del presente. In un gioco di ubiquità trans-storica di corpi e voci, le artiste intrecciano tentativi e fallimenti di fusione e appartenenza al genere. In scena, le arie del passato si trasformano in frammenti, risate e sospiri. La musica classica si incrina per lasciare passare altre voci. L’opera si libera della sua pulizia e diventa materia grezza, desiderio, rabbia, tenerezza. Le eroine troppo innamorate, troppo folli, troppo rumorose, quelle che sono state sacrificate sulla scena perché tacessero, tornano a reclamare la loro vendetta. Jalousie des tempêtes!! è un concerto-performativo. È al tempo stesso una festa, un’insurrezione, una rivolta e una riflessione sulla politica delle voci.
Coreografia e performance_Emma Saba
Collaborazione artistica e performance_Jeanne Pâris
Collaborazione generale e artistica_Délia Krayenbühl
Musica_Marie Delprat
Costumi e accessori_Marlène Charpentié
Assistente ai costumi_Suzie Dumur
Creazione luci_Selim Dir Melaizi
Sguardo esterno_Teresa Vittucci, Auguste de Boursetty, Dom Gilliot
Identità visiva_Audrey Ramos
Produzione e distribuzione_Yamina Pilli / oh la la – performing arts production
Creazione 2026 / Coproduzione_Pavillon ADC
Sviluppato nell’ambito del programma (ac)compagnons, ideato dal Pavillon
ADC con il sostegno della Fondazione Leenaards.
Durata_40′
Trigger warning_Cambio luce improvviso
PRIMA NAZIONALE
#THISISBEAUTY è un’opera della coreografa e danzatrice Lisi Estaras, che celebra il suo cinquantesimo compleanno con un assolo.
Un assolo interpretato da una danzatrice di cinquant’anni.
Un assolo di cinquanta minuti.
Un’opera composta da cinquanta pensieri.
A cosa pensa l’interprete mentre esegue il movimento?
Dire ciò che diciamo non coincide sempre con il mostrare ciò che diciamo. In questa creazione, il fascino per il ruolo delle parole e del linguaggio nella danza diventa il fulcro dell’opera, insieme all’incontro con la filosofa Carla Carmona dell’Università di Siviglia. Ispirandosi al pensiero di Ludwig Wittgenstein, reinterpretandolo in una prospettiva di genere e raccogliendo le testimonianze di altre donne cinquantenni, Lisi costruisce una finzione autobiografica fisica e verbale che mette in discussione gli assurdi limiti della comunicazione. Temi come la menopausa, l’umorismo e il posto delle donne «mature» sulla scena vengono affrontati senza concessioni né correttezza politica. Che cosa hanno in comune un’orca e un essere umano?
Lisi Estaras affronta questa – e altre quarantanove domande, una per ogni anno della sua vita – a un ritmo vertiginoso nel suo assolo #THISISBEAUTY. Attraverso queste domande autobiografiche, rivela con ironia l’assurdità del linguaggio. Danza e linguaggio si trovano sullo stesso piano.
Concetto, testo, coreografia e performance_Lisi Estaras
Drammaturgia_Sara Vanderieck
Light design_Helmut Van Den Meersschaut
Sound design_Tom Daniëls
Disegno dei costumi_Marie Szersnovicz
Realizzazione dei costumi_Odile Dubucq
Consulenza artistica_Kristien De Proost
Consulenza filosofica_Carla Carmona
Produzione e comunicazione_Hilde Debuck, MonkeyMind Company Management,
Nicole Petit
Produzione generale_MonkeyMind Company
Durata_55′
La tua recensione sarà visibile dopo approvazione dalla redazione.
Per inserire una recensione devi essere un utente autenticato.
Esegui accesso con Social Login