Dal 25 gennaio al 24 maggio riparte la VIII edizione della rassegna di Teatro da Camera de La Fabbrica Illuminata 2026.
In programma una serie di appuntamenti dedicati agli adulti e ai più piccoli in compagnia di 20 artisti del territorio regionale e nazionale: Martina Carpi - Walter Bagnato - Anna Lou Toudjian - Irma Toudjian - Rahul Bernardelli - Alessandro Redegoso - Alessio Arippa - Annalisa Serra - Marta Proietti Orzella - Roberta Pasquinucci Cocco - Salima Balzerani - Giuseppe Boy - Angelica Turno - Elena Pau - Claudia Ottavia - Giacomo Casti - Matteo Sau - Alessia Farci - Maurizio Micheli - Gianluca Sambataro.
Saranno 4 le location nella città di Cagliari che faranno da sfondo per la rassegna: Teatro Massimo, Fondazione Giuseppe Siotto, Area Archeologica S. Eulalia e la sede dell'associazione di Via Falzarego 35.
Favola di tradizione familiare, tramandata di burattinaio in burattinaio, offre ancora oggi una precisa valutazione del burattino tradizionale, lontano da schematismi museografici, con una intatta carica di ironia e di dirompente vitalità; i protagonisti, le maschere della Commedia dell’Arte, Pantalone, Brighella, Arlecchino, Pulcinella, il mercante Arabo Mustafà e il migliore amico dei bambini Fagiolino.
Le tecniche di animazione, i trucchi scenici, la baracca ed i burattini rispettosi dell’iconografia tradizionale, travolgono gli spettatori con una girandola di trovate comiche, con partecipazione e divertimento per piccoli e grandi.
Un monologo, un personaggio poetico, tante storie che confluiscono nel cuore di una donna del mito. La vita di una ninfa che, sin da bambina, si interroga sui perché, sull’esistenza e i suoi limiti, sugli interessi che muovono l’universo, e che, con amore e aderendo a sé, desidera una vita nutrita di bellezza e autenticità. Teti emerge danzando...
Eccola nel suo elemento, la vita stessa...la danza, la metamorfosi, ciò che si sente e a volte non si può esprimere. O non si sa come farlo. L’incosciente oltre il verbale, che, anch’esso, racconta la propria storia. La sua trasformazione. La comprensione. La ribellione. Una maternità molto speciale. La mortalità e l’immortalità si incontrano nella sua natura metamorfica che si trova in agio tra gli abissi del mare più che tra quelli del cielo.
Una Co-Produzione Lasardaproduce e La Fabbrica Illuminata ETS
Reginaldo, un vecchio e barbuto Tirannosauro, racconta ai bambini il suo passato, in special modo il rimpianto di essere stato un bullo in gioventù. Quando ogni giorno prendeva di mira Trix, una ragazza Triceratopo piena di vitalità e un po' diversa, con tutte le sue passioni, dal resto dei suoi compagni. L'energia e le particolarità di Trix suscitavano gelosie in chi non riusciva a essere se stesso e Reginaldo, ormai anziano, ripercorre quei ricordi con malinconia, sa di aver reso la vita di Trix molto difficile, non cerca compassione, ma vuole che nessun altro commetta i suoi errori.
Medea non fu una barbara infanticida. Che Christa Wolf abbia riscritto la storia di Medea, ricollegandosi a diverse fonti preeuripidee e allo storico Apollonio Rodio, per restituirci la verità sulla distorta vicenda, non è servito a granché: ancor oggi sussulti di orrore accompagnano il suo nome.
Medea è stata la vittima di uno scontro di civiltà: quella matricentrica e quella patricentrica. E lo stigma che reca su di sé testimonia quanto ancora il dominio della seconda sulla prima sia persistente.
Oltre a restituire dignità e verità a Medea, lo spettacolo si concentra, tra i vari temi che Wolf approfondisce, sulla condizione dell’esule.
L’esilio, Medea la straniera, lo sperimenta dapprima come isolamento, poi come emarginazione e infine come condanna.
Il reato è sempre lo stesso, lo stesso di oggi: la diversità.
sabato - domenica Sabato 21 febbraio | ore 20.00
Domenica 22 febbraio | ore 18.30
Prezzi
Ingresso gratuito - Prenotazione obbligatoria
Teatro da Cameretta - E se i topolini scoprissero i tombini?
Spettacolo divertente e coinvolgente che racconta la storia di una topolina in ribellione contro il genere umano.
Il punto di vista degli uomini sui topi non è certo lusinghiero: li ritengono animali che rosicchiano tutto, sporchi, portatori di malattie, e dunque vogliono il loro sterminio indiscriminato.
Il punto della topolina invece è completamente opposto: sono gli uomini che scaricano nei tubi delle loro case, sporchi liquami pieni di schiuma e sostanze tossiche che scorrono poi nelle fogne dove lei vive, assieme alla sua famiglia e i suoi compaesani, facendoli così ammalare.
Decisa ad avere il diritto di esistere e di essere anche riconosciuta carina nella sua morbida pelliccetta grigia, la topolina esige di essere trattata con rispetto. Tutti dovranno chiamarla Signora Topolina. Così esce dal suo universo sotterraneo, la fogna, con l’obiettivo di regolare i conti con gli uomini a iniziare da una pescivendola che la detesta. Con gli umani desidera fortemente ristabilire un nuovo equilibrio ecologico basato sul rispetto, che permetta la convivenza tra la specie umana e l’immensa specie dei topolini, topi e toponi e tutti gli animali della terra!
Lo spettacolo è particolarmente adatto ai bambini che, coinvolti dalla simpatica topolina, saranno i portatori delle sue proposte. Capiranno che spesso sono gli umani a gettare nell’ambiente sostanze tossiche su tutto il pianeta. Tanti animali e tutto l’ambiente stanno infatti soffrendo per il comportamento di tutti noi. Ma qualcosa può cambiare grazie ai bambini!
Spettacolo per famiglie e bambini dai 3 ai 10 anni.
Lo spettacolo vuole avere una forma di intrattenimento. Non pretende di essere nulla di più. Ci sono diversi tipi di intrattenimento. Accanto a quello a cui in genere si attribuisce il termine, intendendo una forma leggera di spettacolo, che non va troppo al di là della superficie dei temi che tratta, il cui fine è quello di rilassare e distrarre il pubblico, ce n’è un altro che invece cerca di andare nel profondo delle emozioni e dei pensieri, pur con lo scopo di intrattenere gentilmente il pubblico, come un padrone di casa intrattiene i suoi ospiti.
La breve storia del Fu Mattia Pascal appartiene, nei suoi intenti, a questo secondo tipo di intrattenimento.
La riduzione del romanzo in forma teatrale conduce alla necessità di una recitazione naturale, quasi cinematografica, per imprimere maggior forza ad una quotidianità in cui chiunque ha la possibilità di riconoscersi. Chi non ha mai pensato di desiderare di vivere un’altra esistenza per poter uscire dalle difficoltà che la vita gli impone, quando non sembra esserci altra via d’uscita?
Mattia Pascal racconta, passeggia per il salotto/palcoscenico, conversa con i suoi ospiti/spettatori, cercando solo ed esclusivamente quell’empatia che naturalmente può sorgere fra esseri umani che si sentono simili fra di loro, quando qualcuno si apre agli altri, si confida, mette sé stesso a nudo di fronte agli altri, per il solo scopo di comunicare le proprie esperienze, attraverso le proprie emozioni, senza per questo voler stupire o scandalizzare gli altri.
Il racconto è intervallato da brevi interventi musicali. La scelta della musica era caduta inizialmente sui quartetti d’archi di Arnold Schomberg, composte nello stesso periodo in cui il romanzo è stato scritto, pur non esistendo alcun parallelismo fra i due autori. Nel corso della produzione la violinista Angelica Turno ha elaborato una sua personale visione delle musiche di Schoemberg, ispirandosi ad esse per comporre una serie di interventi musicali originali.
sabato - domenica Sabato 21 marzo | ore 20.00
Domenica 22 marzo | ore 18.30
Prezzi
Ingresso gratuito - Prenotazione obbligatoria
La storia non si cancella
Che cos’è la memoria? Eugenio Barba definiva la memoria come il luogo umido dei nostri ricordi, luogo intimo, profondo, all’interno della nostra materia corporea.
La memoria è il luogo del nostro vissuto percettivo, delle nostre sensazioni, di quello che ci ha resi quello che siamo, e in quanto tale ci è perfettamente ineffabile. La memoria è quello che ci resta delle rovine di ciò che è stato, di ciò che è stato vissuto, di quello che si è evoluto e che non si potrà mai ritrovare. I ricordi si ricostruiscono nel presente delle nostre vite senza mai poter essere altro che le rovine del nostro passato.
È così che le nostre testimonianze lasciano tracce, cercando di esprimere l’effimero, e ciò che si è attraversato. Le nostre memorie diventano patrimonio collettivo, luogo inesplorato alla luce di un presente nuovo, un presente che si fa strada. Forse sbagliamo il nostro modo di concepire la Storia, cerchiamo la linearità di percorsi in realtà circolari, che ci permettono di riflettere, indagare, e che forse, più di qualsiasi altra cosa, che ci permettono di ricostruire sulle nostre rovine.
I testi che sono stati scelti per questo evento non sono propriamente testi ma piuttosto testimonianze poetiche, di persone che hanno intrapreso un cammino nelle profondità della loro memoria e nelle rovine abbandonate di un popolo, cercando di lasciare tracce, ricostruendo, forse, per un futuro migliore.
In quel senso, la memoria è il luogo in cui ci si ritrova per condividere, per ricordare insieme, per percepire e recepire insieme le tracce di chi ha lasciato qualcosa agli altri, di unirci attorno a quello che ci commuove, che ci provoca emozioni, che ci permette di continuare il nostro cammino personale e collettivo.
Seguitemi è l’invocazione di una donna che ha attraversato un’esistenza tormentata con la tempra di una leonessa e la forza di una tigre. Cresciuta nella brutalità e senza affetto, non si è lasciata piegare, ha abbracciato la solitudine e appena ha potuto ha scelto lucidamente la via della prostituzione, dalla quale ha tratto tutta la sua esperienza e conoscenza umana.
Alla sua voce senza nome Sonya Orfalian regala un monologo continuamente interrotto da vuoti di memoria, ricordi perturbanti, spaesamenti, ma anche da squarci di assoluta libertà che parlano di uno spirito ancora indomito e della sua irriducibile adesione alla vita nel momento in cui le sfugge via.
Il testo è stato concepito per un debutto negli scavi di Sant’Eulalia, cornice scenica dal forte potere evocativo: i resti romani, il silenzio e il raccoglimento del luogo diventano parte integrante della scrittura e ne amplificano le risonanze interiori. In questo dialogo tra parola e ambiente si struttura un’impressione di profonda aderenza tra lo spazio e la drammaturgia, come se l’architettura e la storia del sito rispondessero, in eco, alla voce della protagonista.