La storia non si cancella
Che cos’è la memoria? Eugenio Barba definiva la memoria come il luogo umido dei nostri ricordi, luogo intimo, profondo, all’interno della nostra materia corporea.
La memoria è il luogo del nostro vissuto percettivo, delle nostre sensazioni, di quello che ci ha resi quello che siamo, e in quanto tale ci è perfettamente ineffabile. La memoria è quello che ci resta delle rovine di ciò che è stato, di ciò che è stato vissuto, di quello che si è evoluto e che non si potrà mai ritrovare. I ricordi si ricostruiscono nel presente delle nostre vite senza mai poter essere altro che le rovine del nostro passato.
È così che le nostre testimonianze lasciano tracce, cercando di esprimere l’effimero, e ciò che si è attraversato. Le nostre memorie diventano patrimonio collettivo, luogo inesplorato alla luce di un presente nuovo, un presente che si fa strada. Forse sbagliamo il nostro modo di concepire la Storia, cerchiamo la linearità di percorsi in realtà circolari, che ci permettono di riflettere, indagare, e che forse, più di qualsiasi altra cosa, che ci permettono di ricostruire sulle nostre rovine.
I testi che sono stati scelti per questo evento non sono propriamente testi ma piuttosto testimonianze poetiche, di persone che hanno intrapreso un cammino nelle profondità della loro memoria e nelle rovine abbandonate di un popolo, cercando di lasciare tracce, ricostruendo, forse, per un futuro migliore.
In quel senso, la memoria è il luogo in cui ci si ritrova per condividere, per ricordare insieme, per percepire e recepire insieme le tracce di chi ha lasciato qualcosa agli altri, di unirci attorno a quello che ci commuove, che ci provoca emozioni, che ci permette di continuare il nostro cammino personale e collettivo.