Si apre la stagione di Teatro Senza Quartiere 2025-2026 organizzata dal Teatro del Segno al TsE di Is Mirrionis a Cagliari, con la direzione artistica di Stefano Ledda e con il patrocinio ed il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna e il patrocinio del Comune di Cagliari, e con il contributo della Fondazione di Sardegna. Si tratta di dodici titoli in cartellone fra testi contemporanei e classici del Novecento per una riflessione sulla condizione umana.
Omaggio a Gigi Riva, tra l'epopea sportiva e il ritratto di un “hombre vertical” divenuto simbolo di un'Isola con “Riva Luigi ’69 ’70 – Cagliari ai dì dello scudetto”, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandro Lay, progetto sonoro di Matteo Sanna, disegno luci e suoni di Giovanni Schirru e scenografie di Mario Madeddu, Marilena Pittiu e Matteo Sanna – produzione Cada Die Teatro. Un intrigante monologo in cui si intrecciano note autobiografiche e cronache calcistiche, tra ricordi d'infanzia e ferite immedicabili e dove le tragedie private e i trionfi sul campo un eroe moderno, dotato di uno straordinario talento per il pallone riaffiorano come per caso, finché la bellezza di un gesto atletico suscita l'emozione di un'opera d'arte. «Il gioco del football è un “sistema di segni”; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale. La sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico» – sosteneva Pier Paolo Pasolini –. «... Riva gioca un calcio in poesia». E Alessandro Lay, riconoscendosi in quell'intuizione, e partendo dal ricordo di «un ragazzo schivo, a volte sorridente... che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol…» ricostruisce la storia emblematica del leggendario “Rombo di Tuono”.
Cronaca di una strage con “Sangue Nostro”, uno spettacolo scritto da Michela Gargiulo, Margherita Asta e Fabrizio Coniglio (produzione Tangram Teatro) sul fallito attentato contro il giudice Carlo Palermo, ordito da “Cosa Nostra”, in cui hanno perso la vita una donna, Barbara Rizzo e i suoi due bambini, Giuseppe e Salvatore: in scena Alessia Giuliani e Fabrizio Coniglio, che firmano anche la regia, ricostruiscono l'incontro tra il magistrato e Margherita Asta, figlia e sorella delle vittime. Una tragedia moderna in cui la criminalità organizzata assume il ruolo del fato, assassinando persone innocenti e seminando dolore e lutti, nel tentativo di colpire i simboli del potere e della giustizia: sopravvissuto all'agguato, Carlo Palermo ha lasciato la magistratura per intraprendere la carriera d'avvocato oltre a impegnarsi in politica. Margherita Asta, che in quel fatale 2 aprile 1985 invece di viaggiare in auto con la madre e i fratellini aveva chiesto un passaggio a un'amica, è riuscita a trovare la forza per andare avanti: la sua storia è diventata un libro, “Sola con te in un futuro aprile” (Fandango), in cui cerca di ricordare i dettagli, di ritrovare le voci e i volti dei suoi cari e riannodare i fili del passato. “Sangue Nostro” è uno spettacolo necessario, una pièce di teatro civile per non dimenticare le vittime e proseguire una battaglia fondamentale contro le mafie in difesa della legalità.
Ironia in scena con “Passo e Chiudo”, brillante one-woman-show di e con Marta Proietti Orzella, accompagnata da Luca Pauselli alla chitarra, produzione Figli d'Arte Medas: sotto i riflettori la nota attrice isolana dalla spiccata vis comica interpreta celebri monologhi, alternando racconti e canzoni, evocando sulla scena una serie di personaggi, veri e inventati, e situazioni buffe e paradossali, ai limiti del grottesco. “Passo e Chiudo” è un raffinato esercizio sull'arte di far (sor)ridere, traendo spunto dai grandi maestri, da Ettore Petrolini e Raffaele Viviani a Totò, da Aldo Fabrizi e Gigi Proietti a Monica Vitti e Anna Magnani fino a Carlo Verdone e Anna Marchesini, senza dimenticare Giorgio Gaber, che hanno fatto dato lustro alla grande tradizione del cabaret, dal café chantant al varietà. Una performance in cui Marta Proietti Orzella propone una serie di irresistibili e sorprendenti conversazioni telefoniche, dove i protagonisti si mettono a nudo dialogando con invisibili interlocutori, si struggono, si appassionano, si interrogano e si sfogano, tra questioni private, dilemmi morali e pericolose indiscrezioni, dando prova del suo talento istrionico, con gustose macchiette, ritratti di donne “sopra le righe” e ruoli en travesti, per regalare al pubblico un'ora di spensieratezza.
Tra mito e attualità con “Come vent'anni fa”, con Tiziana Martucci, costumi di Marco Nateri e scenografia di Valentina Enna, musiche di Bob Dylan e musiche originali di Mauro Palmas, arrangiamenti musicali di Riccardo Leone (direzione tecnica di Lele Dentoni) per un intrigante gioco di specchi tra vita e arte, con drammaturgia e regia di Lelio Lecis – produzione Akròama / Teatro Stabile d'Innovazione. «Una donna sola, malinconica e visionaria, ripercorre con le parole situazioni personali, sospese in un’atmosfera per lei stessa indecifrabile, di realtà o pura invenzione»: in una ipotetica prova, su una scena vuota in cui spicca l'eventuale “trono”, un'attrice (ma anche commessa in una polleria) mescola frammenti di uno spettacolo ai suoi ricordi. Un sontuoso manto la avvolge e subito si trasforma in Ecuba, sposa di Priamo e regina di Troia, ora vedova e ridotta in schiavitù insieme alle figlie, che lancia le sue grida strazianti di dolore tra le rovine fumanti della città distrutta. Un movimento in platea la distrae e la donna ritorna se stessa, perduta tra le memorie del passato e le angosce del presente, riconosce o immagina un antico spasimante, unico, eventuale spettatore della sua performance, insieme all'invisibile tecnico che governa le luci: in un alternarsi e intrecciarsi di piani narrativi, il lirismo della tragedia euripidea lascia il posto al disincanto e all'amarezza del quotidiano, in una pièce che riflette «le nostre frammentazioni e solitudini metropolitane».
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