Scultore di solida statura, Jesus Gazol inizia la sua formazione di autodidatta dall’infanzia. Disegna, guidato da una capacità di osservare e un’inesausta curiosità per tutto ciò che lo circonda. Si diverte, con carta e matita, a tracciare le prime figure, ispirate ai cartoni animati in televisione, e mano a mano si orienta verso una visione del reale che scopre celare un fascino nascosto, aldilà dell’esteriorità del quotidiano. Sogna di dedicarsi interamente al disegno, con uno sguardo e un acume percettivo capaci di abbracciare orizzonti di mondi infiniti. Un pezzo d’argilla però, e la perizia sorprendente della sua mano nel modellarlo, lo convincono a scegliere la strada della scultura. Si iscrive allora alla “Escuela de Artes y Oficios” di Saragozza, dove gli interessa solo l’aula di modellato: in soli tre mesi consolida dunque la sua vocazione. Sarà tuttavia il Museo Pablo Gargallo la sua autentica “accademia”, l’impatto con l’opera viva del grande scultore e le ricerche in biblioteca sulla storia dell’arte plastica e dei suoi protagonisti salienti. L’opera di Michelangelo a Roma e insieme l’esperienza dei nudi di Rodin e Camille Claudel a Parigi finiscono di confermare la sua appassionata scelta di campo.Il suo lungo percorso artistico ne fa oggi uno degli interpreti più rappresentativi della scultura aragonese. Artista radicato in una tradizione di convinto realismo, capace però di una vibrante modernità contemporanea. Uno stile, il suo, contrassegnato da una cura zelante nel modellato, dove è il dettaglio anatomico che corrobora il gesto, capace di congelarsi nell’istante fulminante dell’emozione. Ogni figura sembra strappata da un corpo vivo, e il bronzo pulsa quasi come carne. Nelle sue opere il corpo umano si trasforma in un amalgama di dolore, tensione, abbandono, abbraccio. Realtà e dramma procedono uniti: Gazol non si accontenta di rappresentare la forma, gli preme mostrare quel che vi palpita dentro. Il suo processo creativo è un viaggio che inizia nella materia e si conclude nell’anima, qualcosa di meraviglioso e insieme doloroso, dove la figura che emerge dall’argilla è un ritratto del mondo e ancora uno specchio di sé stesso. La scultura infatti è la sua vita, padrona del suo tempo e di tutte le sue intense energie creative, dove meraviglia e dolore diventano finalmente strumento di conoscenza del sé.
La tua recensione sarà visibile dopo approvazione dalla redazione.
Per inserire una recensione devi essere un utente autenticato.
Esegui accesso con Social Login